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#30 LUIGI

Luigi, detto “Zi Luigi ‘o Minorenne”, conosciuto anche come “chello re’ caramèll” per la sua abitudine di avere sempre una tasca piena di caramelle da regalare, abita a Napoli nel rione Sanità da oltre 30 anni:

“Adesso ne tengo 92 di anni, prima abitavo sempre a Napoli ma da un’altra parte; di dove siete? State attenti che qui scippano”(fa il gesto con la mano).

“Ascòlt, (dice a me abbassando il tono di voce) se prendete l’ascensore (l’ascensore della Sanità, una infrastruttura che collega il rione con il ponte che lo attraversa), chilli o’ tengòn sempe chiuso a chiave, di che vi manda Zi Luigi chello re’ caramèll.”

Sorride Luigi quando inizia a parlare della moglie, più giovane di lui di 21 anni:

“Chella è gelosa, me dice nun guardar ‘e donne. Ma quann mai!!”

Infine, accendendo l’ennesima sigaretta mi confessa senza pentimento di fumarne tre pacchetti ogni giorno: “Li compro cà all’angolo a 2€ il pacchetto. Al tabaccaio costerebbero 5€”.

Ci regala una caramella.

#29 ANNIBALE

Era seduto davanti alla porta di casa dalle 8 di mattina, aveva delle gambe così magre che sparivano tra le pieghe dei jeans. Era impossibile pensare che potesse camminare, e infatti non si era mosso di li da tre ore.
Annibale ha 79 anni e gli occhi svegli, guarda fisso nei miei mentre mi racconta di aver sempre vissuto a Ronta, sull’appennino toscano, dove ha mandato avanti fino alla pensione il negozio di alimentari che prima di lui era appartenuto al padre e prima ancora a suo nonno, mentre i suoi fratelli gestivano uno una macelleria e l’altro una ferramenta, tutti lì sul viale principale, poche case intendiamoci. Non c’è rammarico nelle sue parole, non c’è incertezza nella sua voce, mi chiedo se saprò essere anch’io così fiero, poi.
Parliamo della '100km del Passatore' che ogni anno viene corsa a piedi da Firenze a Faenza e che passa proprio davanti a casa sua poco prima di raggiungere il Passo della Colla e dopo, la Romagna: “Avevo un amico che tutti gli anni veniva da Bassano del Grappa per correre il Passatore, dormiva a casa mia e la mattina prendeva il treno che lo portava a Firenze. Non è arrivato a Faenza neanche una volta, prima di partire andava a mangiare il baccalà, scommetto che è quella la ragione.”

#28 ATTILIO

Esiste un locale a Genova dove la musica è di casa, un tempio del karaoke dove la passione per questo genere non accenna a calare. “L’Oscar” è un museo di cimeli e scritte luminose, di manifesti che raccontano un tempo che fu e che continua ad essere. 

È in questo posto affascinante e malinconico che ho incontrato Attilio, e non so dire se sono stato io a trovare lui oppure lui a trovare me: “Genova è una città che vive di musica, anche io canto qui all’Oscar; questo è un locale ingannevole, dietro la facciata da bar fuori moda si nasconde un labirinto di sale e salette d’effetto dove nei weekend si canta fino alle quattro del mattino”.

#27 ROSARIO

“Faccio il Parcheggiatore ma oramai è un lavoro finito, a Palermo ci sono tutte ZTL, in ogni modo qualcosa si raccimola ancora. 
Eeeh, i tempi sono cambiati, una volta dicevamo: 

<Quando ci rivediamo?> 

<Quannu e balati ra Vucciria s’asciucanu> 

(trad. quando la pavimentazione della Vucciria si asciugherà)

e ridevamo perchè i balati alla Vucciria non asciugavano mai. 
Adesso sono asciugati! La Vucciria è finita.. con i centri commerciali è finito tutto.”

#26 LUISA

Luisa, 88 anni, è l’unica residente di Gorgona a rimanere sull’isola anche in inverno. Nata proprio a Gorgona si è trasferita a Firenze dopo sposata ma la mancanza dell’isola era forte e dopo la morte del marito ha deciso di farvi ritorno. Alla domanda di come si vive sull’isola mi risponde: “Io ci sto bene, sono nata qui nella casa dove vivo tutt’ora e non voglio andarmene. Sono scesa qui al molo a salutare mio figlio che è venuto a trovarmi. Lui parte, io rimango (sorride)”

Tempo fa Luisa ha ricevuto la visita del sindaco di Livorno:

“Non l’ho riconosciuto e gli ho chiesto chi fosse, mi ha detto che era il sindaco e che era venuto per un caffè. Poi l’ho rimproverato dicendogli di occuparsi di più dell’isola.

(ricordo che Gorgona è un’isola-penitenzario, la foto è stata scattata dalla mia guida)

#25 MARIA E GIANCARLO

Ogni tanto li incontro Maria e Giancarlo, nei mesi caldi fanno sempre una passeggiata nel quartiere prima del tramonto e poi si fermano su una panchina proprio davanti alla piscina dove vado a nuotare.
Oggi mi sono fermato lì con loro e così ho scoperto che Giancarlo ha 84 anni e, ovviamente, qualcosa da raccontare:
“Da giovane ero un girellone, fino ai 40 ero sempre fuori casa, Maria è mia cugina, siamo sposati da 43 anni, all’epoca sposare una cugina di primo grado faceva scalpore. Siamo nati entrambi nella stessa casa, nella stessa camera, in realtà tutta la nostra famiglia è nata in quella stessa camera, i nostri genitori, tutti i nostri fratelli e nostra figlia, e noi dormiamo tutt’ora li!”
“Sono bellissimi” penso. E con un pizzico di invidia li guardo allontanarsi mano nella mano nella luce del tramonto.

H u m a n s o f / A l e s s i o F o r l a n i / G a r i b a l d i 1 1 S p e a k e a s y

 

#24 ROBERTO

A Roma c’è un luogo magico, il Monte Testaccio, chiamato anche Monte dei Cocci in quanto costituito da strati di cocci provenienti da milioni di anfore utilizzate dagli antichi romani per trasportare l’olio e in seguito qui gettate; il nome Testaccio deriva dal latino ‘testae’, cocci.

E’ qui che ho incontrato Roberto. Cercavo senza risultato un modo per visitare il monte e non vedevo altro che un susseguirsi di locali notturni abbandonati e auto parcheggiate disordinatamente, prima di andarmene l’ho visto venirmi incontro e ho chiesto:

“È vero che il Testaccio è un monte fatto di cocci?”

Sorride: “Lo vuoi vedere con i tuoi occhi?”

Così Roberto ha aperto un cancello e mi ha fatto entrare nella sua proprietà; dal 1985 vive in un grottino alle falde del monte, un posto incredibile.

“Una volta questo posto era molto di moda e la notte era pieno di locali, adesso è decadente ma conserva intatto il suo fascino”.

Mi indica la via per arrampicarmi ma prima di lasciarmi salire mi fa una raccomandazione:

“Questo posto ha qualcosa di magico. Quando arrivi in cima fermati, non tornare giù subito, stai li, respira, senti la città sotto di te, chiudi gli occhi e pensa in silenzio ad un problema che ti affligge. Il Testaccio ti aiuterà a farlo sparire.” 

E’ strano ma quando sono arrivato lassù ho fatto come mi ha detto Roberto e dentro di me non ho trovato nessun problema reale al quale pensare. Non so se c’entra qualcosa il monte, fatto sta che prima di salire lassù non mi ero reso conto della mia fortuna.